Il Novecento

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«Fui rettore nel terribile periodo della guerra mondiale, quando la gioventù italiana era chiamata alla difesa della Patria. Anche dal nostro Collegio, ad intervalli, i nostri giovani partivano e noi li vedevamo pieni di ardore e di entusiasmo accorrere alla voce della Patria minacciata dallo straniero. Giungevano di tanto in tanto le notizie dei convittori ed ex convittori caduti eroicamente sul campo. (…) Onore ai prodi che, educati nel glorioso Collegio Gallio, caddero per la grandezza della Patria.»

(P. Francesco Salvatore, Giornalino del Collegio, VII Cinquantenario di Fondazione, 1933, p. 50)

Gli anni dal 1904 al 1915

Alcune notizie in breve

Durante la seduta del 6 luglio 1900 l’Amministrazione del Collegio recepì il seguente consiglio della Relazione Pratesi: «Ad accrescere sempre più l’incremento del Collegio, sarebbe giovevole l’istituzione anche di posti semigratuiti, estendendo il beneficio dell’Opera Pia Gallio a quelle famiglie di condizione civile che, senza essere in estrema strettezza, non sono in grado di sostenere tutto l’aggravio delle spese per l’istruzione e l’educazione dei loro figli ». Secondo questo principio furono allora convertiti una decina di posti gratuiti in una ventina di posti semigratuiti.

Nel settembre 1905 il rettore p. Pietro Pacifici venne nominato p. generale dei Padri Somaschi e avrebbe potuto fermarsi a Roma ma preferì ritornare al suo Collegio a Como.

Nello stesso anno (il 5 gennaio 1906) giunse nella diocesi di Como il nuovo Vescovo Monsignor Alfonso Archi essendo stato il suo predecessore, Monsignor Valfrè, trasferito a Vercelli. Il giorno 6 febbraio 1906 il nuovo Vescovo giunse senza preavviso in Collegio dove fu accolto dal p. rettore, dagli altri padri, dai professori e dagli alunni. La visita fu breve e il vescovo alla fine fu molto soddisfatto e promise di tornare.

Nel 1905 p. Pacifici aveva chiesto a papa Pio X, tramite p. Giovanni Muzzitelli rettore dell’Istituto degli Orfani in Roma, una benedizione speciale per il pontificio Collegio Gallio. La benedizione arrivò e ben presto giunse la notizia dell’invio da parte del papa di un medaglione di bronzo con l’effige di Sua Santità.

Costruzione di un nuovo fabbricato a ponente

Il 15 gennaio 1906 il Consiglio di Amministrazione deliberò la costruzione di un nuovo fabbricato a nord-ovest del Collegio fra le vie Tolomeo Gallio e Barelli.

I lavori iniziarono nel marzo 1906 quando furono terminate tutte le pratiche necessarie. Intanto era sorta l’idea di allestire tra il nuovo fabbricato e la palestra un locale per i bagni e di allungare la palestra (costruita nel 1891) per ridurla anche a uso di teatro.

Tutti i lavori terminarono entro i primi di maggio del 1907.

Il Collegio dichiarato monumento nazionale

A coronamento degli abbellimenti e apportati alla facciata e nel cortile interno del vecchio caseggiato del Collegio, il 23 maggio 1912 giunse l’avviso ufficiale che il Ministero della Pubblica Istruzione aveva dichiarato il palazzo Gallio ora Collegio Gallio monumento nazionale.

La notizia fece a tutti molto piacere, tanto che il giorno 31 di maggio uscì su La Provincia di Como un articolo a riguardo. In tale articolo la costruzione del palazzo venne attribuita al Cardinal Tolomeo, mentre sappiamo che fu fabbricato verso la fine del 1600 su disegno dell’architetto Silvio Silva di Morbio Inferiore presso Chiasso.

Il rettore Pacifici nominato Arcivescovo

Intanto che le cose del Collegio procedevano così bene grazie all’opera del rettore p. Pacifici, il 24 agosto1912 giunse la notizia della sua nomina a Arcivescovo di Spoleto. Se all’inizio un avvenimento di tale portata riempì di gioia i padri, gli amministratori e i professori del Collegio ben presto però subentrò lo sgomento per la dolorosa perdita di un tale rettore. La notizia non era inattesa visto che p. Pacifici in precedenza era stato incaricato dalla Santa Sede di compiere diverse visite apostoliche e aveva svolto tali compiti nel migliore dei modi.

Il nuovo Arcivescovo fu consacrato il 27 ottobre a Roma, nella parrocchia dei Padri Somaschi di S. Maria in Aquiro. Il 9 febbraio 1913 fece il suo ingresso a Spoleto.

Il nuovo rettore del Collegio Gallio fu p. Vincenzo Sandrinelli.

La campanella

Sul mattino del 27 febbraio 1914 la campanella, che segnava tutte le variazioni dell’orario dei convittori, dopo 154 anni di zelante e assiduo lavoro, quasi presa da stanchezza, si ruppe. Chissà a quante migliaia di alunni quella vecchia campana aveva interrotto i placidi sonni, e le liete ore della ricreazione, per chiamarli alla Chiesa, allo studio, al refettorio, al passeggio. Fu necessario farla rifondere dalla ditta Prumeri di Valtellina, conservandone il metallo che ricorda il miracolo di S. Giovanni da Meda, e rimetterla al suo posto.

Una serie di lavori

Nel anno 1913 l’Amministrazione decise di compiere una serie di lavori, messi poi in esecuzione negli anni 1914-1915, per migliorare l’igiene e il decoro dell’Istituto. Venne costruita un lavanderia a vapore, nei dormitori furono messi nuovi lavabo e si sostituirono i pavimenti nel refettorio grande e in alcuni dormitori.

Si cominciò a introdurre l’illuminazione elettrica nei dormitori e poi negli altri locali visto anche che durante la guerra venne a mancare il gas.

Fu poi sostituita la vecchia cucina e l’impianto dell’acqua a serbatoio fu rimpiazzato da quello collegato direttamente alla rete idrica. Infine furono introdotti i termosifoni ad acqua calda che con il loro tepore fecero diminuire i malanni portati dalla stagione fredda.

La prima guerra mondiale

L’arrivo del nuovo rettore e le difficoltà causate dalla guerra

Nei primi di agosto del 1914 scoppiò la prima guerra mondiale. Mentre in Europa soffiavano venti di guerra in Collegio giunse il nuovo rettore P Francesco Salvatore che subentrò a P Vincenzo Sandrinelli.

Il nuovo rettore, giunto in Collegio il primo novembre 1915, affrontò la direzione nel tormentato periodo del primo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra riuscendo a garantire la continuazione della vita di studio e disciplina del Collegio.

A distanza di tempo così ricordava il suo primo periodo passato al Gallio: «Fui rettore nel terribile periodo della guerra mondiale, quando la gioventù italiana era chiamata alla difesa della Patria. Anche dal nostro Collegio, ad intervalli, i nostri giovani partivano e noi li vedevamo pieni di ardore e di entusiasmo accorrere alla voce della Patria minacciata dallo straniero. Giungevano di tanto in tanto le notizie dei convittori ed ex convittori caduti eroicamente sul campo. (…) Onore ai prodi che, educati nel glorioso Collegio Gallio, caddero per la grandezza della Patria. »

(Giornalino del Collegio, VII Cinquantenario di Fondazione, 1933, p. 50)

Oltre ai giovani furono chiamati alle armi anche i professori. Ci fu quindi la necessità di provvedere alla supplenza degli insegnanti, compito che comportò grandi difficoltà, come pure nel trovare camerieri e prefetti specialmente quando furono chiamati alle armi tutti i giovani che avessero raggiunto il diciottesimo anno di età.Altra difficoltà causata dallo stato di guerra fu la penuria di carbone e viveri.

Alla mancanza di carbone si cercò di ovviare con grandi acquisti di legna e poi facendo tagliare legname nei boschi di proprietà del Collegio. Quanto all’acquisto di viveri l’Amministrazione fu provveduta del necessario dal municipio. Le rette furono alzate per far fronte al caro dei prezzi senza però gravare troppo le famiglie.

L’Amministrazione si sobbarcò volentieri a delle perdite ma i ragazzi furono sempre ben nutriti e il Collegio a differenza di altri istituti rimase aperto. Il Libro degli Atti, in data 8 dicembre 1915, infatti testimonia: «Essendo la festa dell’Immacolata, i ragazzi alla sera ebbero il tradizionale risotto, i dolci ed un bicchiere di vino in più, il tutto consumato nella più schietta allegria.»

La fine del conflitto mondiale

Giunse finalmente la fine della guerra. Il 3 novembre 1918 terminò la gigantesca battaglia fra esercito italiano e quello austro-ungarico. Il comando austriaco firmò la resa definitiva segnando così la vittoria italiana.

Il 7 novembre nel Duomo di Como si cantò il solenne Te Deum di ringraziamento per la vittoria ottenuta dall’Italia; tre giorni dopo si fece lo stesso nella Chiesa del Gallio. L’atmosfera di quei giorni la possiamo ben comprendere da quanto si legge nel Libro degli Atti in data 12 novembre: «Oggi un grandioso corteo promosso dal Municipio percorre le vie della città, per festeggiare la fine della guerra. la sera illuminazione generale delle case e degli edifici; fu illuminata tutta la facciata del Collegio con lampioncini a tre colori, specialmente la ringhiera del balcone del salone sopra il portone principale. Le bandiere rimasero esposte per parecchi giorni, le campane suonarono a festa per parecchio tempo, specie al passaggio del corteo.»

Il p. Rettore nelle note di fine anno del Libro degli Atti scriveva: «È l’anno della fine della guerra mondiale. Era tempo, e dobbiamo ringraziare il Signore doppiamente, perché è finita la guerra ed è finita con la nostra vittoria.»

Il primo dopoguerra

 Nel settembre del 1920 al rettore P. Francesco Salvatore succedette P. Carmine Gioia , e a questo nel 1922 P. Giuseppe Landini.

Nel 1924 venne rifatto il teatrino e si introdusse in Collegio il cinematografo, fatto che fu un avvenimento: «Sicuro: e proprio nostro, del Collegio. Una magnifica macchina, che m’ha detto il P. Ministro esser costata parecchie migliaia di lire, fabbricata apposta dall’officina elettromeccanica S. Giorgio di Sestri Ponente. Il film che per due ore tenne la nostra attenzione riproduceva la “Vita di Mosè” e fu un succedersi meraviglioso di paesaggi orientali, di paludamenti magnifici, di scene pittoresche. Quando si andò a letto fluttuava ancora d’innanzi alla nostra fantasia commossa la visione rievocata di quei fatti così lontani, il cui svolgimento però ci tocca tanto intimamente»(Associazione Ex-alunni, Gallio 1983, 50° dell’Associazione e 4° centenario della fondazione, pag. 50).

Nel 1925 il Collegio fu rallegrato da un avvenimento, che date le sue circostanze, si può definire veramente straordinario: l’erezione del monumento ai Caduti, inaugurato il 10 maggio, alla presenza di sua Altezza Reale Adalberto di Savoia, Duca di Bergamo, benedetto da Sua Eccellenza Monsignor Vescovo, con discorso di presentazione del P. Rettore, e discorso ufficiale del poeta Giovanni Bertacchi, Professore di lingua italiana alla Regia Università di Padova, già alunno del Collegio.