L’Ottocento

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Nel 1810 i padri Locatelli, Pagani, Pasquaglio e Rebustelli, assunta la conduzione del collegio in qualità di preti secolari (l’ordine dei padri somaschi era stato soppresso poco prima) dovettero inviare al governo una relazione particolareggiata sulla condizione economica e sulle attività del Collegio.

Da tale relazione possiamo apprendere come vi fossero all’epoca quattro scuole o classi, nella fattispecie quella di Grammatica Inferiore, Grammatica Superiore, Umanità e Retorica.

Gli scolari che quell’anno avevano frequentato il Gallio ammontavano a 104.

La dominazione francese (1796-1815)

Il Collegio sotto il governo francese

La battaglia di Lodi, vinta dall’esercito francese il 10 maggio 1796, segnò l’inizio del governo napoleonico in Lombardia (nell’immagine a sinistra è raffigurato Napoleone Bonaparte). Il repentino mutare delle circostanze politiche provocò anche nella città di Como ogni sorta di disordini, che spesso si tradussero in un proliferare di furti e rapine, al punto che il Municipio fu costretto a creare una Guardia Nazionale per garantire l’ordine pubblico. Per stipendiare gli uomini impegnati in tale vigilanza, venne tassata la popolazione e anche gli istituti religiosi tra cui il anche Collegio Gallio.

Il nuovo governo, appena si fu consolidato, cominciò ad intromettersi negli affari ecclesiastici: impedì ai religiosi del suo Stato di avere relazione con religiosi di altri Stati e costituì quali loro capi i Provinciali.

Ci è giunta notizia di tre riunioni, chiamate appunto Capitoli Provinciali, che ebbero luogo al Collegio Gallio, tra il 1796 ed il 1802. Come tutti ricorderanno, la rivoluzione francese, avendo abolito i titoli nobiliari, aveva imposto che ogni persona venisse indicata con il solo appellativo di “cittadino” ad esempio il “cittadino Fr. Carlo Rovelli, Vescovo.

Soppressione dei Padri Somaschi

Nel 1810 un decreto del governo francese ordinò la soppressione di tutti gli ordini religiosi, tra cui, naturalmente, i Padri Somaschi. L’ingerenza del governo nelle questioni religiose si faceva dunque più profonda: lo Stato che aveva già tolto ogni veste giuridica alle congregazioni religiose, obbligava ora ogni ordine allo scioglimento. I membri, se sacerdoti, avrebbero dovuto indossare l’abito di prete secolare, se laici un abito civile.

I Padri Somaschi, ormai legati al Collegio Gallio da ben duecentoventisei anni, si adoperarono al fine di ottenere dal governo, grazie anche all’intervento del prefetto, la possibilità di mantenere privatamente la direzione dell’istituto e l’attività di insegnamento.

Non vi è un documento che attesti con chiarezza l’assenso del governo, ma l’effettiva permanenza del Padri Somaschi in Collegio ne rimane la prova più evidente. L’unica nota dolente in quel momento fu la perdita della stupenda villa di Roscio a Monte Olimpino, fino ad allora destinata ad accogliere i ragazzi del Collegio durante i periodi di vacanza, in particolare d’estate.

Viceversa, il fatto che gli immobili non fossero proprietà dei Padri ne impedì al governo l’espropriazione, consentendo di divenire al Collegio Gallio l’istituto scolastico a più lunga conduzione ininterrotta in Europa. Infatti, per esempio, il collegio dei padri Somaschi ubicato a Madrid, che pure può vantare un’origine più antica (XIII secolo) vide interrotta la sua attività durante questo triste periodo di soppressione dell’ordine dei Padri Somaschi.

Il pareggiamento del Ginnasio e delle scuole elementari (1810-1826)

Situazione del Collegio nel 1810

Nel 1810 i padri Locatelli, Pagani, Pasquaglio e Rebustelli, assunta la conduzione del collegio in qualità di preti secolari (l’ordine dei padri somaschi era stato soppresso poco prima) dovettero inviare al governo una relazione particolareggiata sulla condizione economica e sulle attività del Collegio.

Da tale relazione possiamo apprendere come vi fossero all’epoca quattro scuole o classi, nella fattispecie quella di Grammatica Inferiore, Grammatica Superiore, Umanità e Retorica. Gli scolari che quell’anno avevano frequentato il Gallio ammontavano a 104.

Il collegio poté proseguire la propria attività didattica senza cambiamenti di rilievo, fatta eccezione per per la disposizione della Pubblica Istruzione riguardante la possibilità di unirla, nel modo più opportuno possibile, a quella del Liceo per sopperire all’assenza di due corsi di filosofia, che invece la scuola statale garantiva. Ma nei licei pubblici gli allievi erano soggetti ad una tassa consistente, mentre l’insegnamento in Collegio era gratuito, inoltre il Gallio, per adeguarsi ai metodi con cui venivano gestiti i Convitti Nazionali, avrebbe dovuto adottare una nuova formula di contabilità e di conseguenza assumere nuovi impiegati, accollandosi ulteriori spese, e soprattutto, accettando supinamente le suddette direttive, avrebbe perso la sua tradizionale autonomia nei confronti dello Stato.

Alla fine si raggiunse il seguente compromesso: il Collegio Gallio si sarebbe uniformato ai licei statali dal punto di vista didattico, gestendosi però per proprio conto in ambito amministrativo e divenendo dunque un istituto privato, a cui lo Stato avrebbe dovuto effettuare una consegna formale del fabbricato e dei mobili. Questa particolare condizione si sarebbe protratta per ben trentatré anni e cioè fino al 1843.

Il pareggiamento del Ginnasio

Durante l’epoca napoleonica venne naturalmente introdotto in Collegio lo studio della lingua francese, ma era certamente un’altra e ben più importante questione a rapire le preoccupazioni degli ex-Padri Somaschi in quel periodo: il pareggiamento del Ginnasio, le pratiche relative al quale sarebbero durate per cinque lunghi anni, dal 1818 al 22 marzo 1823, data del tanto sospirato decreto.

La necessità di ottenere il pareggiamento da parte dello Stato era maturata a seguito del fatto che la condizione di istituto privato creava una serie di difficoltà ai suoi alunni che intendessero accedere alle scuole superori dello Stato.

La forma di istituto pareggiato era una novità che aveva visto al luce negli anni di cui ci stiamo occupando ed era stata ideata da l governo austriaco, che dal 1815 aveva preso nuovamente il posto di quello francese. Il Collegio, che nel frattempo aveva già uniformato i propri insegnamenti a quelli offerti dai licei austriaci, chiese al governo, attraverso la persona del suo Rettore ex-Padre Locatelli, l’ammissione senza esami dei suoi allievi nelle scuole superiori statali. Risolti non senza difficoltà alcuni problemi concernenti la conferma dell’abilitazione all’insegnamento di alcuni professori, sebbene già presenti da tempo in Collegio, giunse finalmente il decreto di pareggiamento emanato dalla Commissione agli Studi e datato 22 marzo 1823.

Il pareggiamento delle Scuole Elementari

In conseguenza a ciò, si rese altresì necessario richiedere il pareggiamento delle Scuole Elementari del Collegio, poiché altrimenti per una motivazione formale gli scolari provenienti dalle Elementari non avrebbero potuto frequentare il Ginnasio del Collegio se non dopo essere stati esaminati da una commissione esterna. Ma gli alunni delle scuole elementari erano pochi, né conveniva per pochi istituire il corso completo delle tre scuole diverse con diversi maestri. IL 6 ottobre 1826 fu presentata alla Regia Delegazione di Como l’istanza per il pareggiamento.

Il decreto non si fece aspettare molto, infatti fu emesso il 23 dicembre 1826.

Le scuole tecniche e la costruzione degli edifici del secondo cortile (1877-1887)

Un’alternativa agli studi classici

L’introduzione in Collegio (nella foto anni ’30 visto dalla facciata esterna) delle Scuole Tecniche, a cui si lavorò dal 1880, costituì un adeguamento dell’apparato didattico alle nuove esigenze dettate dalla crescita industriale del periodo. Un simile indirizzo scolastico rappresentava una novità non soltanto per la città di Como, poiché corsi speciali d’insegnamento che si distinguessero dai tradizionali studi classici erano stati ideati, peraltro in via alquanto sperimentale, in Piemonte e nel Lombardo-Veneto (rispettivamente dal governo sabaudo e da quello austriaco) non più di trenti’anni prima.

Tuttavia, la domanda inoltrata inizialmente dall’Amministrazione al fine di ottenere l’autorizzazione governativa incontrò le ostinate resistenze della Deputazione Provinciale, che dietro il pretesto di ritenere ingiustificabile la prematura soppressione delle Scuole Commerciali da pochi anni in funzione in Collegio, intendeva in realtà solamente far rispettare il primo articolo del Regolamento, imposto a suo tempo all’Amministrazione pressoché in modo unilaterale, in cui si diceva che per le Scuole Tecniche, per l’Istituto e per il Liceo gli alunni sarebbero stati mandati alle scuole statali.

Ma l’Amministrazione, che dall’anno scolastico 1881-82 avrebbe assunto direttamente la gestione del Collegio, non cedette, giungendo perfino a chiedere la modifica del primo articolo del Regolamento.

Infine, dopo ripetuti dinieghi, la questione venne temporaneamente abbandonata; fu ripresa soltanto nel 1883 e per una via diversa. Questa volta l’Amministrazione si rivolse al R. Provveditorato che, dopo aver a sua volta coinvolto il R. Ministero, concesse la definitiva approvazione sul finire del 1883; quattro anni più tardi, il prestigio assunto dal Collegio Gallio in tre secoli di storia avrebbe consentito di ottenere senza particolari difficoltà anche il Pareggiamento (26 settembre 1887). Il primo Direttore della Scuola Tecnica fu Francesco Contini, insegnante di francese, rimasto in carica fino al giorno della morte, l’11 agosto 1915.

Costruzione degli edifici del secondo cortile

La realizzazione di questa nuova parte venne deliberata in seguito alla decisione di introdurre in Collegio anche le scuole tecniche. La prima ala a venire innalzata fu quella di levante, che avrebbe ospitato tre aule a pianterreno, un’altra aula ed un dormitorio al primo piano. Nello stesso periodo si provvide a costruire anche l’edificio che sarebbe divenuto sede dei refettori a pianterreno e dell’infermeria al piano superiore.

A fronte di un preventivo che indicava in 24.383 lire e 75 centesimi il costo della prima opera ed in 13.049 lire e 70 centesimi quello della seconda, vennero in realtà spese complessivamente 47.000 lire, come appare dal verbale datato 24 aprile 1886, dopo circa tre anni di lavori.

Inizialmente l’amministrazione pensava di ricavare tale somma dalla vendita del terreno di piazza Santo Stefano, operazione che però non sarebbe stato possibile effettuare prima del 1902, per cui tale ammontare di denaro venne reso disponibile attraverso la vendita alla Società Ferroviaria Nord Milano di due appezzamenti in località Rebbio e di un terreno in località Gerbetto ( futura sede della stazione di Como Borghi ), tramite la cessione di un altro appezzamento in località Piazza, nonché mediante la riscossione, presso il comune, di alcuni crediti per mutui.

Le ali che racchiudono il secondo cortile a ponente ed a mezzogiorno vennero erette a partire dal 1887. Vi avrebbero trovato ubicazione altre aule, altre stanze, altri dormitori, un locale da adibirsi a museo ed un ambiente destinato a biblioteca.

Questa seconda fase dei lavori comportò un esborso di 52.757 lire e 41 centesimi, che vennero versati attingendo dal rimanente del ricavato dalla vendita del Gerbetto alle Ferrovie Nord e dagli incassi dovuti alle vendite di un altra porzione di terreno, sempre in località Gerbetto, al comune di Como ( laddove sarebbe stata realizzata la futura via XX settembre ) e di un altro appezzamento in località Albate sul quale sarebbe poi transitata la ferrovia Como – Lecco.

Gli edifici del secondo cortile sono meno eleganti di quelli, più antichi di ben tre secoli, cui si addossano e che racchiudono il primo cortile. Il regime di maggior economia seguito durante la loro edificazione si tradusse anche nella realizzazione di fondamenta meno solide, a cui è lecito imputare, nel corso degli anni, il visibile abbassamento della parte meridionale del complesso, con la conseguente inclinazione dell’area del secondo cortile, tuttora in leggera salita per chi proviene dai campi da gioco.

Il terzo centenario della fondazione

Il 10 giugno 1883 ebbero luogo in Collegio i festeggiamenti per il trecentesimo anno di attività dell’istituto: nell’occasione venne organizzato uno spettacolo che ricordava molto da vicino le famose Accademie, un tempo messe in atto con regolarità. Davanti ad un numeroso pubblico in cui comparivano diverse autorità e l’intero corpo docente, il direttore del Ginnasio professor Giulio Bianchi tenne il discorso d’apertura dedicato al cardinal Tolomeo Gallio e recitò alcuni suoi componimenti in versi in lingua latina, prima di cedere il posto ad alcuni allievi meritevoli che fecero altrettanto; a completamento della rappresentazione fu programmata l’esecuzione di alcuni pezzi musicali per coro, flauto e pianoforte, seguita da una serie di esercizi ginnici.

A memoria di questa giornata fu pubblicato un fascicolo stampato dal titolo Onori al Cardinale e Patrizio Comense Tolomeo Gallio nel terzo centenario della fondazione del suo Collegio. Di quest’epoca sono anche altri due fascicoli, il primo intitolato Omaggio, realizzato in occasione del giubileo sacerdotale del vescovo monsignor Carsana (19 dicembre 1886), il secondo dal titolo Elogi funebri, a ricordo del compianto padre Sandrini (1887): in entrambi si possono leggere pregevoli componimenti in versi di un giovane Giovanni Bertacchi.

Laboriosa fine e lieto principio di secolo (1887-1904)

La facciata della chiesa, le feste voltiane e lo spostamento del sarcofago di San Giovanni da Meda

La chiesa del Collegio, la cui costruzione era terminata un secolo e mezzo prima, era stata completata all’interno, ma mancava di una facciata adeguata, infatti presentava ancora a vista uno strato di mattoni grezzi.

Nel 1899 padre Filippo Colombo finanziò di tasca propria i lavori che, sotto la guida dell’architetto Italo Zanolini (già autore della facciata della Madonna dei Miracoli a Cantù), condussero alla realizzazione dell’attuale facciata rivolta verso piazza Cacciatori delle Alpi.

Il cantiere iniziò la propria opera in primavera ed il termine dei lavori è testimoniato dalla solenne cerimonia di benedizione presieduta da monsignor vescovo in data 14 dicembre. L’iscrizione posta sulla facciata (che possiamo ammirare nella foto) dice : “Aed. Hanc Lauret. Sodales a Somascha A.D. MDCCCXCIX Fronte Exorn Curarunt”. I Religiosi Somaschi l’anno del Signore 1899 procurarono che fosse adornata di facciata questa Chiesa di Santa Maria di Loreto. Qualche anno dopo sarebbero state abbellite anche le fiancate della chiesa.

Nel medesimo anno ricorre il primo centenario dell’invenzione della pila da parte di Alessandro Volta, commemorazione che ebbe il proprio fulcro in quella famosa esposizione che sarebbe finita poi disgraziatamente bruciata l’8 luglio.

I Padri Somaschi diedero il loro contributo nell’ambito delle manifestazioni cittadine ospitando al Gallio più di cento rappresentanti degli studenti cattolici, pubblicando un Numero Unico per l’occasione ed organizzando una serie di conferenze tenute da membri della Società Generale degli Scienziati Cattolici d’Italia per quali venne opportunamente allestita l’aula magna del Collegio.

Come ultima notizia ricordiamo la decisione del padre rettore Pietro Pacifici, che subentrò nell’autunno del 1898 a padre Alcaini, di far modificare la conformazione dell’altare dedicato a San Giovanni Oldrati da Meda rendendone visibile il sarcofago. Il 26 settembre, festa del santo, fu consacrato il nuovo altare ed in tale data negli anni successivi il padre spirituale del Gallio tenne diverse volte l’orazione panegirica del santo, considerato patrono del Collegio. L’ingegner Giussani ci ha lasciato una dettagliata descrizione del sarcofago in marmo bianco che presenta sul coperchio la figura del santo, scolpita in bassorilievo a grandezza naturale in uno stile sobrio ed austero riconducibile al XII secolo.

L’ispezione del provveditore Pratesi

Nell’anno 1900 venne effettuata in Collegio una dettagliata ispezione condotta dal R. Provveditore Plinio Pratesi. Tale verifica riguardò non solo gli aspetti didattici ma anche quelli educativi e logistici. Pratesi si fermò nientemeno che una settimana per ciascuna classe ed al termine della sua visita estese una minuziosa relazione in cui, dopo aver narrato i tratti significativi del nobile passato del Collegio, espresse sincere lodi per tutto quanto poteva riguardare l’insegnamento e la formazione, ma esortò anche l’amministrazione a realizzare alcuni interventi di manutenzione straordinaria affinché la struttura si presentasse in modo consono al nome ed al prestigio dell’istituto.

Il nuovo dormitorio

La stesura della relazione del provveditore Pratesi era stata evidentemente guidata dal padre rettore Pacifici, dal momento che diversi fra gli interventi suggeriti erano in realtà già stati approvati dal consiglio d’amministrazione. Tutte le modifiche previste vennero apportate allo stabile del Collegio nel giro di pochi anni, ad eccezione dell’accesso al secondo piano dallo scalone e delle sale da studio.

Venne dunque costruito un nuovo dormitorio con trentatré posti letto, sopra un altro preesistente che venne contemporaneamente migliorato attraverso l’innalzamento del soffitto di più di un metro; tale operazione fu ultimata prima dell’inizio dell’anno scolastico. I lavori relativi alla demolizione della ghiacciaia ed alla realizzazione del nuovo cortiletto furono portati a compimento. La ghiacciaia abbattuta sporgeva dall’edificio della cantina a guisa di abside verso l’allora cortile della prima ginnasio.

I lavori di ripristino della facciata vennero affidati all’esperienza dell’architetto ingegner Federico Frigerio ed ebbero inizio nel 1901. L’intervento consistette nel rifacimento degli intonaci e nell’inserzione di bugne sugli spigoli allo scopo di ben delineare il profilo dell’edificio; venne poi abbellito il portale con una sobria decorazione tale da raccordare il disegno formato dalle nuove bugne con le linee della finestra soprastante.

Per il colore della facciata (nella foto la facciata esterna del Collegio) venne scelta una delicata tinta giallognola, affinché per contrasto risaltassero ancor più le nuove decorazioni. Infine si decise di sostituire le inferriate a pianterreno, adottandone un modello molto elegante, forgiato ad arco nella parte inferiore. La buona riuscita di questa fase dei lavori suggerì di affrontare il ripristino anche delle pareti del primo cortile, al fine di riportare in luce gli antichi affreschi, conservatisi soltanto sotto il porticato.

Questa fase del restauro ebbe luogo nel 1904, ad opera di un giovane artista proveniente da Olgiate Comasco, tale Fermo Brigola, che si occupò degli adornamenti di finestre ed arcate, e del pittore comasco Aristide Zambelli, autore dei busti in corrispondenza delle finestre del primo piano, degli affreschi dell’orologio e dei due leoni rampanti sotto il poggio di fronte all’orologio. Si noti che fu proprio durante questi restauri che l’orologio acquisì nuovamente l’originale configurazione a due quadranti, al posto di un unico quadrante in posizione centrale, prima situato dove ora campeggia lo stemma del Cardinale. Nel corso del medesimo anno, sempre lo Zambelli realizzò i dipinti sotto i portici di collegamento fra il primo e il secondo cortile.