Concorso letterario: Tazzinetta Benefica ONLUS

Concorso letterario: Tazzinetta Benefica ONLUS

Come ogni anno, il Collegio Gallio ha partecipato al concorso letterario bandito da Tazzinetta Benefica ONLUS. Quest’anno la tematica su cui costruire l’elaborato è stata relativa al bullismo, problema molto attuale nelle scuole.
Il 27 maggio, a Milano, presso il palazzo della Regione Lombardia, sono state premiate due studentesse di quinta linguistico, Acquistapace Mariasole e Francesca Verh, con la dicitura “distinto con menzione”. Si allegano gli elaborati delle due alunne.

BULLISMO: VITTIME O CARNEFICI?
Mariasole Acquistapace

L’anno scorso, durante le vacanze estive, ho visto su Netflix una serie per ragazzi, dal titolo “Tredici”. Si tratta di un serie televisiva per gli adolescenti, il cui tema principale è il bullismo.
“Tredici” racconta di una ragazza di nome Hannah che si suicida e, prima di togliersi la vita, registra delle audiocassette che finiscono in mano all’amico Clay Jensen, in forma anonima, ossia attraverso una scatola lasciata davanti alla sua porta di casa che contiene sette cassette con tredici registrazioni, dove Hannah racconta i tredici motivi che l’hanno portata al suicidio.
Quando Clay ascolta la prima audiocassetta capisce che la voce è quella di Hannah e concepisce che i messaggi contenuti saranno sconvolgenti. Ascoltando quelle cassette il ragazzo scopre il dolore che hanno provocato le azioni di bullismo compiute da alcuni compagni nei suoi confronti.
Successivamente arriva anche il suo turno: Clay scoprirà per quale motivo e cosa c’entri lui con la morte di Hannah. A questo punto Clay vorrebbe buttare e cancellare i nastri ma da un lato vorrebbe anche scoprire la sua posizione. I tredici ragazzi nominati da Hanna diventano quindi a loro volta vittime.
Questa serie mi è piaciuta tantissimo: l’argomento offre sicuramente spunti di riflessione sia per i ragazzi che per gli adulti, soprattutto per i ragazzi perché è importante riflettere su un argomento fondamentale e di grande attualità come il bullismo. I ragazzi devono
sapere come comportarsi nel migliore dei modi nei confronti delle persone, soprattutto di altri adolescenti, e che imparino ad essere più coscienti di quello che i comportamenti possano generare.
Il bullismo consiste in comportamenti aggressivi e violenti da parte di una o, più spesso, più persone nei confronti di una vittima, che non riesce a difendersi. La vittima non sapendo come difendersi, si rinchiude in se stessa, diventa asociale e in casi estremi è portata a pensare al suicidio. Il bullo, al contrario, agisce per rabbia e scatena la sua frustrazione, cercando l’alleanza di altri individui, compiendo azioni contrarie alle norme di una società contro la quale è in aperta ribellione. La società è rappresentata dai micronuclei e dagli ambienti in cui i ragazzi si muovono: sempre più spesso il teatro di questi episodi è la scuola.
Riprendo anche un pensiero di Rousseau, filosofo francese, che sostiene che la convinzione che l’uomo sia buono e che siano le istituzioni ad essere pessime non è del tutto vero e che probabilmente i tempi sono maturi per ammettere che le cose non stanno affatto così: l’uomo spesso è cattivo, come sostenevano anche gli antichi, e una componente di violenza non può essere cancellata dal corso delle vicende umane. Questo però non significa che sia necessario coprire le prepotenze, le violenze, le ingiustizie e le aggressività.
Oggi, in un momento sociale di forte crisi, la scuola sta vivendo un periodo particolarmente difficile, perché i ragazzi, costantemente osservati, sotto pressione, spinti fin da bambini al confronto con gli altri, privati della possibilità di sbagliare, sono bloccati dalla paura di fare qualcosa e non sanno esprimersi liberamente. Spesso questo sfocia in atteggiamenti di prepotenza e arroganza, ma, in realtà, il loro atteggiamento è soprattutto il tentativo di coprire la propria debolezza, affermando se stessi attraverso l’uso della forza, a discapito della vittima, capro espiatorio, e ottenendo in cambio la temporanea sensazione di benessere data dall’approvazione da parte del gruppo.
È significativo il fatto che non si tratti di un confronto, di un rapporto tra pari, ma di un confronto impari, dove il denominatore comune delle azioni di bullismo è caratterizzato proprio dall’isolare la vittima. Purtroppo l’isolamento è favorito anche dal resto della comunità, genitori, professori, altri ragazzi, che minimizzano i fatti o non ascoltano le
richieste di aiuto e i segnali lanciati dalla vittima. È importante quindi che il problema venga affrontato e gestito con la massima serietà, parlandone direttamente con i ragazzi e creando in loro la consapevolezza delle proprie azioni.
Quindi, pur ammettendo di non aver mai subito o avuto a che fare direttamente con il bullismo, mi sento di rivolgere l’attenzione e un pensiero alle vittime: anche se è difficile, anche se può sembrare inutile, lottate, lottate sempre, per la vostra libertà, per la vostra identità, non permettete ai bulli di essere deboli, di sfruttarvi e di rubarvi l’anima, ma soprattutto non pensate mai di essere soli: chiedete aiuto, ci sarà sempre una persona disposta ad ascoltarvi, a credervi e a sostenervi, perché proprio dato che nessun uomo è un’isola, grazie all’amore di chi ci sta intorno e ci sostiene, possiamo sconfiggere tutto…anche i bulli!

BULLISMO: L’IGNORANZA DI CREDERSI FORTI
Francesca Verh

Fin da piccolissimi, i bambini, a scuola, si trovano a fronteggiare le diversità tra compagni ed è proprio a scuola che nascono le prime forme di bullismo. Inizialmente, negli anni delle scuole elementari, parliamo di un bullismo psicologico perché il bambino “brutto” viene isolato e preso in giro. Un’esperienza simile l’ho vissuta io stessa quando frequentavo la quinta elementare, quando non ero accettata dalle mie compagne e spesso mi ritrovavo a giocare da sola. Tuttavia, man mano che si cresce ci si evolve e questo vale anche per i modi con cui discriminiamo il prossimo. Alcune volte continua il bullismo psicologico, rafforzato però da parole volgari e insulti, mentre altre volte diventa violento, in senso fisico. Al liceo, per esempio, viene spesso preso di mira il ragazzo studioso che viene nominato “secchione”, in modo offensivo dal momento in cui lo si insulta perché va bene a scuola o gli piace accrescere il suo bagaglio culturale. In alcune occasioni, poi, i bulli riescono a dimostrare che non sono per niente in grado di formare un pensiero razionale. Nella scuola che frequentavo in precedenza, ho visto prendere in giro una ragazzina perché aveva una malformazione al labbro. Questo è indice che l’intelligenza di capire che una persona si trova già a disagio per essere diversa non è da tutti. Ci sono persone che infieriscono ulteriormente. In ogni caso, il bullismo porta sempre sofferenza, anche nel caso in cui si tratti di cyber bullismo. Ultimamente si è verificato un caso estremo: una quattordicenne si è buttata dal balcone di casa quando i suoi genitori erano assenti perché un compagno di scuola l’aveva definita “una poco di buono”, in modo molto più scurrile. Ai giorni nostri, infatti, i giovani danno molta importanza a “commenti” e “mi piace” sui propri profili dei social network. Essendo a conoscenza di ciò, però, i coetanei non dovrebbero postare offese o foto vergognose per mettere a disagio l’interessato. Le persone sono tutte diverse e altrettanto diverse sono le reazioni di ognuna davanti a qualcosa che non piace o mette in agitazione. Bisogna pensare prima di agire. Se si considera un ambiente più ampia, il bullismo si può considerare una forma di razzismo. Quante volte il ragazzino preso di mira ha un colore di pelle diversa, una forma degli occhi diversa o una cultura differente? Quante volte, passeggiando per le strade, si vedono giovani che ridono di chi è in difficoltà o si spostano perché “puzza”? I bulli sono anche considerabili antireligiosi. Infatti, secondo il cristianesimo, siamo tutti uguali e come tali dobbiamo trattarci reciprocamente. Bullizzando qualcuno, lo si pone al di sotto del bullo, andando contro gli ideali religiosi. Questa può anche essere definita come un’offesa spirituale, perché interessa non solo la nostra posizione sociale, bensì anche il nostro credo. La storia insegna come uniti si possano superare le difficoltà, intese anche come azioni malvagie e irrispettose compiute da altri, che si ritengono più forti, nei confronti di chi è definito debole. Facendo un parallelismo con la Seconda guerra mondiale, i bulli attuali sono i nazisti dell’epoca. Le vittime dei campi di concentramento, ovvero gli ebrei, i mutilati, gli omosessuali o chiunque avesse idee contrastanti con quelle del partito governante, sono le persone che oggigiorno vengono prese in giro, picchiate, isolate e ridicolizzate. A loro tempo, i primi cercarono di farsi forza a vicenda per riuscire a sopravvivere. Quello che dovrebbero fare coloro che sono vittime di bullismo è unirsi, anche solo in modo simbolico e puramente psicologico, per far fronte alle avversità cui sono sottoposti e per trovare sostegno, tra chi vive la stessa situazione, per poter dimostrare che persone realmente sono. Spesso viene tralasciato l’aspetto psicologico del bullismo. Innanzitutto, personalmente considero i bulli come persone insicure di se stesse, indecise, che per potersi sentire forti devono sminuire gli altri. Alcuni psicologi sostengono che i bulli vivano situazioni contorte nella loro realtà quotidiana o che soffrono di debolezza di spirito. Per riuscire a rendere questa loro esistenza meno aspra rovinano quella altrui. Ciò che queste persone meschine non ammetteranno mai è che le loro vittime sono, in realtà, le persone con un carattere, una vita e una famiglia di cui loro sono invidiosi, che loro ammirano e vorrebbero avere. Per quanto riguarda le vittime di atti di bullismo, spesso vengono considerate poco mature nel momento in cui decidono di denunciare ciò che è successo. In realtà, credo che riportare il comportamento gravemente scorretto di individui che possono potenzialmente rovinare la comunità e l’ambiente in cui viviamo é qualcosa di cui bisogna riconoscere il merito. Non va assolutamente considerato un comportamento da bambini, bensì è una presa di posizione dalla parte della giustizia che necessita di coraggio e sincerità. Chi riesce ad esprimere ciò che prova e ciò che gli viene fatto in modo oggettivo è qualcuno che è in grado di affrontare le sfide della vita, perché, anche se si tratta di piccole cose, si fa comunque un passo in avanti nella propria crescita personale. Queste persone sono coloro che possono camminare a testa alta perché hanno riconosciuto a se stessi e agli altri che solo noi conosciamo noi stessi e nessuno può giudicarci. Fin da piccola mi è stato insegnato un motto, semplice e difficile allo stesso tempo: “Non mollare mai”. Non dobbiamo mai smettere di pensare positivo, di fare quello che ci piace, di credere in noi stessi e di continuare a lottare. Bisogna sempre pensare che le difficoltà fanno crescere, che fortificano il carattere, che a volte ci fanno conoscere persone come noi, che ci staranno vicine anche nei momenti bui. Non bisogna mai perdere la speranza, perché ci aiuta a proseguire il cammino della vita. In fin dei conti, i bulli, prima o poi, capiranno chi sono realmente i deboli.