Un pezzo di cielo

Mercoledì 7 novembre

Auditorium del Collegio Gallio

Parole e note della memoria per non dimenticare la tragedia consumata cento anni fa.

 

19-20-21 ottobre

SUI SENTIERI DELLA GRANDE GUERRA

A 100 anni dalla fine del sanguinoso conflitto, un percorso tra storia e natura

PROGRAMMA

Visita al forte Dossaccio di Oga

Il forte di Oga si trova alla quota di circa 1730 metri sul livello del mare in una località che veniva identificata con il toponimo di Dossaccio. Previsto già nei primi anni del ‘900, in un primo tempo alle Motte di Oga, fu poi qui realizzato tra il 1908 e il 1914 a difesa dei principali valichi alpini pensando ad un eventuale conflitto con l’Austria e ad un possibile attraversamento nemico dalla vicina Svizzera. Da questa postazione dominante Bormio potevano essere agevolmente battute tutte le principali vie di accesso all’Alta Valtellina, dal Foscagno alle valli di Fraele, dallo Stelvio-Umbrail, ai sentieri alle valli della Valfurva.

Escursione allo Stelvio – Le Buse

Gli Austriaci occuparono il 4 Giugno 1915 della vetta dello Scorluzzo, e lo trasformarono in un importante baluardo, fulcro della loro linea di difesa avanzata. Ciò costrinse gli Italiani a costruire le proprie linee difensive in posizione sottomessa ma nello stesso tempo vicinissime a quelle dell’avversario, a poche centinaia di metri dal nemico. Gli Austriaci, oltre a fortificare la vetta dello Scorluzzo, avevano distribuito le opere di difesa a ventaglio fino al Passo dello Stelvio, con trincee, camminamenti e postazioni per mitragliatrici scavate nella roccia. Una teleferica a contrappeso serviva il presidio dello Scorluzzo partendo direttamente dal Passo dello Stelvio mentre una a motore dal Livrio saliva in vetta alla Nagler Spitze.
Da parte italiana le opere militari vennero saldamente costruite sulla lunga dorsale del Filone del Mot, partendo a monte della 2^ Cantoniera con il villaggio più arretrato, in località le Buse, per giungere all’osservatorio avanzato della quota 2931, praticamente alla base dello sperone meridionale dello Scorluzzo.
L’organizzazione difensiva italiana del Filone del Mot si raggiungeva con una ripida mulattiera che si staccava dalla Statale per il Passo dello Stelvio. Questa raggiungeva, compiendo innumerevoli tornanti, protetta dal tiro delle artiglierie austriache, il villaggio più arretrato edificato sulla quota 2768 direttamente affacciato sulla Valle del Braulio.
Tale villaggio in quota, affiancato da tre postazioni d’artiglieria, era collegato alla statale per mezzo di una teleferica a contrappeso che, partendo dal Ponte dei Vitelli, con un’unico tronco superava un dislivello di ben 742 metri.
Il tracciato proseguiva poi lungo la cresta dove era protetto da due file di muri, in molti tratti coperto, per consentire ai soldati un movimento più sicuro in direzione degli avamposti.
Giungeva ad un successivo villaggio dove erano collocati tre osservatori, una postazione d’artiglieria e una per mitragliatrice, alcune grotte ricovero e diversi camminamenti. Più avanti erano ancora distribuiti altri piccoli fabbricati ed infine l’osservatorio circolare avanzato di quota 2931, occupato dai soldati italiani il 14 Aprile 1916.