Il ricordo commosso dell'educatore e missionario somasco scomparso
il giorno di Ferragosto nelle Filippine, aveva 90 anni

Como, 18 agosto 2025

Il 15 agosto a Manila è deceduto padre Gabriele Scotti, comasco di Nesso e rettore del collegio Gallio di Como dal 1974 al 1983.
Nato il 3 aprile 1935 ed entrato nel seminario somasco a 11 anni, dopo un assaggio presso i Barnabiti, ha percorso il lungo cammino formativo sempre in rigorosa osservanza, quasi assecondando una scrupolosa disciplina interiore modellata anche sull’asperità dei suoi monti. Somasco a voti temporanei nel 1952 e a impegni definitivi (“solenni”) nel 1958, è sempre di eccellenti risultati nello studio, conseguiti nei diversi passaggi di scuola e di seminario: maturità classica a Genova, licenza teologica nella prestigiosa università Gregoriana di Roma, allora dominata da gesuiti tanto famosi quanto “sospettati” di progressismo, quello che andava plasmando il Concilio Vaticano II.
La fine dei suoi studi romani coincide con l’inizio del Vaticano II e persino nella sua immaginetta di ordinazione sacerdotale (15 luglio 1962) riporta parole e intenzioni fuori dal comune: un insolito fraseggio di un testo antichissimo, contemporaneo e di quasi ugual valore dei Vangeli, e una preghiera sull’unità dei cristiani di chiara derivazione “giovannea”, nel senso di papa Giovanni XXIII.

Nei dodici anni di lavoro a Corbetta (MI) – duro e non certo prodigo di soddisfazioni nella tangibile crisi dei seminari minori già avviata – coopera in prima linea e con non lieve fatica a trasformare il seminario minore in scuola media legalmente riconosciuta (1972), oggi ricca di 300 alunni; frequenta “lettere” all’Università Cattolica di Milano, laureandosi nel 1974 con una tesi che è importante tassello nella biografia (allora di non molti e sicuri dati) e nell’inquadramento dell’opera geniale di san Girolamo: “Contributo alla storia della carità a Milano nel sec. XVI. L’istituto dei Martinitt dalla fondazione alla fine del sec. XVI”.

Nel 1974 arriva come rettore al Gallio, inserendosi nella galleria dei grandi rettori del ’900 del “Tolomeo”: p. Landini, p. Ferro (poi arcivescovo e oggi “quasi beato”), p. Bianchini, p. Vanossi, p. G.B. Oltolina.

A padre Scotti sono legati l’ampliamento degli indirizzi scolastici del Gallio (frequentato da 1.200 alunni) allo “scientifico”, il “lancio di genere” (con la scuola mista che prende avvio subito dopo la sua uscita dal collegio) e soprattutto le celebrazioni per il quarto centenario della fondazione del Gallio, nel 1983. Ad esse dà impulso e organizzazione con l’appoggio e il consiglio del vescovo Teresio Ferraroni. «Il futuro ha un cuore antico – scrive – e il cuore del futuro del collegio Gallio è più che antico, è eterno; è il cuore paterno di Dio. Da questo cuore immensamente provvido il collegio Gallio deve attingere ancora nuove energie, nuovo coraggio per continuare il suo servizio all’uomo di oggi e di domani».
Memorabile il pellegrinaggio a Roma di 800 persone – alunni, genitori, docenti, religiosi – il 30 aprile 1983, in pieno Giubileo della Redenzione, da papa Giovanni Paolo II, salutato con le ispirate parole del rettore: «Abbiamo creduto che non vi fosse modo migliore di celebrare questa data che ritornando alla sorgente donde scaturì, quattro secoli fa, la nostra istituzione: la sede di Pietro. Fu infatti Gregorio XIII che volle erigere il collegio Gallio perché in quelle regioni di confine d’Italia si compisse nello spirito della riforma cattolica una preziosa opera educativa cristiana dei giovani».

Testimonianza assolutamente resistente al tempo e nella scala editoriale di settore è il volume “Gallio Collegium Comense” a firma Scotti–Bonacina per gli appunti storico-didascalici, con le foto dell’impareggiabile Enzo Pifferi e la presentazione di Antonio Spallino. Sono 155 pagine di respiro culturale, di memoria, di voglia di futuro.

A fine celebrazioni terminano anche i canonici nove anni di rettorato e padre Scotti ritorna a Corbetta per proseguire nella triplicazione di sezione della scuola media San Girolamo Emiliani e anche lì, per ricordare i 50 anni di presenza somasca nella cittadina contigua a Magenta, individua un intellettuale di valore del luogo, Luciano Prada, a cui affida carte e assegna libertà per documentare arte e storia dei “Somaschi a Corbetta: cinquant’anni dopo”. Con il 1986 ha fine l’attività di padre Scotti in dimensioni locali. Diventando superiore provinciale del Lombardo-Veneto difende e potenzia (almeno per un po’ di tempo) i baluardi somaschi italiani e soprattutto prende a cuore le sorti, i progetti e le speranze di persone e opere somasche in Colombia e nelle Filippine.
Anche tra i Somaschi si crea il “centro missionario”, e si discorre di aiuti ed esperienze missionarie, di “cuore missionario”. Affiora anche nella mente e spunta nel lessico elaborato di padre Scotti qualcosa che si avvicina alla “periferia”: del bisogno, della Chiesa, dell’impegno creativo per i giovani.

Nel 1995, a sessant’anni, quando più facilmente allora si poteva iniziare a intravedere “la pensione”, non sceglie ma viene inviato nelle Filippine, nel “caos” di Muntinlupa, una di quelle città che insieme fanno la megalopoli di Manila.
Oggi lo sviluppo di vocazioni e di attività somasche nelle Filippine deve molto agli anni di governo diretto (per almeno vent’anni) di padre Scotti, integrato e autenticato da serietà e serenità di comportamenti, da rettitudine e tenacia di lavoro, da capacità di relazionarsi, comprendere, valorizzare e lealmente “dimenticare”. In aggiunta ha concorso a reggere e meritare il sostegno di un grande amico e benefattore dei Somaschi nelle Filippine: l’industriale dell’acciaio Giovanni Arvedi, alunno del Gallio nel rettorato di padre Bianchini, e legatosi all’ammirazione e all’impegno dei Somaschi nel 1987, anno di uno dei tanti abituali tifoni distruttori della “nazione delle settemila isole”. Nella fattispecie è il tifone che distrusse Sorsogon, dove i Somaschi erano allora presenti con una scuola, la prima di varie che seguiranno.

Attorniato dall’affetto e dalla riconoscenza di tanti giovani confratelli (anche molti indonesiani e alcuni, primi, vietnamiti, oltre che tanti filippini) padre Gabriele ha trascorso nella quiete di Tagaytay – in una zona quasi temperata nell’impossibile clima filippino – i suoi ultimi anni, con qualche recente caduta che lasciava prevedere la fine, arrivata nel giorno dell’Assunta, festa cara anche alla zona di Nesso dove lui è nato.

Come ogni buon missionario per cui “ogni luogo (soprattutto se molto lontano da casa) è patria”, padre Gabriele attende “la vita del mondo che verrà” nella cripta della chiesa dei Somaschi di Muntinlupa-Manila, presso cui si celebreranno i funerali martedì 19 agosto.

Testo scritto da padre Luigi Amigoni

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