La bellezza della speranza: un pellegrinaggio a roma tra fede e meraviglia
Un viaggio degli studenti del Gallio a Roma sulle orme dei pellegrini, tra arte, spiritualità e gesti di fede
Como, 11 novembre 2025
Partire come i pellegrini che nei secoli hanno cercato a Roma, nel centro della Chiesa, un contatto diretto con Cristo, nell’anno del Giubileo della Speranza, lasciandosi affascinare dalla storia: cosa può esserci di più straordinario? Magari noi siamo troppo piccoli per capire fino in fondo le verità profonde che questo Anno Santo ci offre: il valore della Misericordia di Dio, manifestato nell’Indulgenza che lava le colpe, la consolazione della Fede, la necessità di tramutare i doni di Dio in gesti d’Amore. Ma siamo partiti, ed è stato Bello.
Un pellegrinaggio comporta qualche piccola fatica, come tre ore di chiacchiere, giochi e risate, sul Frecciarossa che ci ha portato a Roma Termini. Arrivati nella Città Santa abbiamo trovato tanta, tanta gente per le strade e sul ponte davanti a Castel Sant’Angelo. Il pranzo sotto le sue mura, marcati a vista dall’Arcangelo Michele, poi è iniziato il cammino verso San Pietro. Ci hanno affidato una Croce di legno, che abbiamo portato a turno, mentre Padre Giovanni ci faceva pregare, camminando lentamente per tutta Via Conciliazione fino a Piazza San Pietro. Che emozione! E ancora, lentamente, in mezzo a tanti pellegrini da tutte le parti del mondo, fino in San Pietro. Passiamo, un po’ emozionati, la Porta Santa. La Pietà di Michelangelo, l’immensa cupola, l’altare del Bernini, proprio sopra la tomba di Pietro, davanti alla quale abbiamo recitato il Credo.
Un po’ di orgoglio, quando Padre Giovanni ci ha mostrato la statua di San Girolamo Emiliani. Poi giù, nella cripta delle tombe papali fino ad arrivare a quella del Primo Papa, l‘apostolo Pietro. Per risalire ancora nella Basilica stracolma di pellegrini, inondata dal fruscio di migliaia di passi e dalle note di un coro che accompagnava una celebrazione. Siamo tornati all’aperto, una sosta alle bancarelle dei souvenir, e poi via verso l’albergo dove avremmo dormito. Non era molto distante, ma i passi cominciavano ad essere tanti. Delle brave e sorridenti suorine ci hanno accolto in una casa che si trova in alto, ai lati del colle Vaticano. Il tempo di lasciare lo zaino, riposarci un attimo e poi di nuovo giù verso Piazza San Pietro, per una bella pizza, ci voleva. S’è fatto buio, torniamo in albergo? Ma scherziamo? Roma by night è una Bellezza a cui non si sfugge. Così abbiamo raggiunto Piazza Venezia, e ci siamo rimessi in cammino. La Colonna Traiana, le rovine dei Fori, fino a raggiungere il Colosseo. Una sera bellissima, tiepida, le luci arancioni che sembrano ricostruire per magia ciò che il tempo ha distrutto. Tante spiegazioni, ma ci volevano. Tanti passi, ma non ne abbiamo sentito il peso. Poi finalmente il meritato riposo. Ci credete che non abbiamo fatto fatica ad addormentarci?
Alla mattina, dopo una buona colazione, siamo ripartiti con destinazione Santa Maria Maggiore, sotto una fastidiosa, leggera pioggerellina. Che coda… ma noi la saltiamo, che abbiano avuto pietà di noi? Non abbiamo trovato altri gruppi di bambini, dev’essere che ci facevamo notare. Ed entriamo dalla nostra seconda Porta Santa, e ci accolgono secoli di arte, i mosaici, il barocco della Cappella Borghese. Una preghiera davanti all’icona della Salus Populi Romani, chiedendole di accompagnarci come fa con il popolo di Roma. Sfilare innanzi alla tomba di Papa Francesco è impossibile, c’è una coda lunghissima, ma sentiamo la sua presenza, dopotutto è il primo Papa che abbiamo mai conosciuto. La nonna di un nostro compagno, che abita a Roma, ci porta a vedere una lapide molto particolare, e ce ne racconta la storia, quella di un ex schiavo africano che nel 1600 passa vent’anni a viaggiare per poter incontrare il Papa, e muore fra le sue braccia.
Prima di pranzo abbiamo un po’ di tempo. Ne approfittiamo per un nuovo, piccolo sforzo, e andiamo a piedi a San Pietro in Vincoli, dove ci soffermiamo ad ammirare la tomba del Papa Giulio II scolpita da Michelangelo, ad ascoltare la storia della sua lunga creazione.
E finalmente, dopo aver saziato occhi e cuore, una sontuosa amatriciana, col sugo religiosamente pulito col pane, seguita dal secondo e dal dolce: Fede, Speranza, Bellezza fanno venire fame. Un ultimo sforzo e siamo in stazione, dopo l’ultimo giro di compere. Pensate che, durante il ritorno, noi si sia crollati a dormire? Non ci conoscete. Anzi, abbiamo ancora trovato l’energia per iniziare, in gruppo, a rielaborare gli appunti di questo viaggio che useremo poi una volta arrivati in classe.
Sul libretto che ci avevano affidato per scriverci i ricordi del Pellegrinaggio abbiamo letto una frase di Sant’Agostino: “Che una volta almeno la nostra Speranza non sia vuota, ma che sazi, e di qualcosa di così buono che non potrebbe esserlo di più!”. Giunti a riabbracciare le nostre famiglie di certo eravamo stanchi, ma anche sazi, di Bellezza. La bellezza del condividere con i nostri amici un’esperienza davvero straordinaria, dell’aver camminato sulle orme di milioni di pellegrini, secoli e secoli di Fede, racchiusa in gesti, passi, emozioni.
La Speranza è anche questa: che le immagini e le sensazioni vissute in questi giorni crescano con noi, un piccolo seme che porti, quando saremo grandi, frutti di Bellezza.