Il bell’incontro con la psicologa Anna Curtale
Il limite va al centro della relazione educativa
Non sono mancati i riferimenti alle nuove sfide educative, come il phubbing, l’abitudine di tanti di ignorare l’altro per guardare il telefono
Como, 10 febbraio 2026
Pensare la regola non come una costrizione, ma come un gesto d’amore e di cura. È questo il filo conduttore dell’incontro che ha visto ieri sera (lunedì 9 febbraio 2026) oltre duecento persone riunite al Pontificio Collegio Gallio per ascoltare Anna Curtale, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, impegnata da anni nel lavoro con bambini, adolescenti e famiglie. Il titolo della serata, Le regole come atto d’amore e di cura, ha subito chiarito la prospettiva: riportare il limite al centro della relazione educativa in un tempo che tende a rimuoverlo. Introdotta dal Padre Rettore del Gallio, Padre Lorenzo Marangon, Curtale ha spiegato come molti ragazzi oggi mostrino una scarsa tolleranza alla frustrazione e una difficoltà marcata nel gestire il dolore, il rifiuto, il “no”. Non si tratta di fragilità improvvise, ma del risultato di un mancato allenamento emotivo: senza confini chiari, la vita rischia di diventare ingestibile alla prima difficoltà. La regola, ha sottolineato la psicoterapeuta, è una cornice di sicurezza. È ciò che consente al bambino, prima, e all’adolescente, poi, di orientarsi nel mondo. Porre limiti non significa sottrarre libertà, ma rendere possibile l’equilibrio emotivo, la resilienza, la capacità di adattamento. Qualità che non nascono all’improvviso, ma crescono nel tempo come semi piantati nella quotidianità delle relazioni.
Alla base di questo processo c’è l’essere umano come essere profondamente relazionale. Curtale ha richiamato gli studi di René Spitz e della psicologia dello sviluppo, ricordando come già nei primi mesi di vita il sorriso, la risposta dell’adulto, il contatto fisico siano elementi fondamentali per la costruzione della sicurezza interna. Le coccole, le carezze e gli abbracci attivano circuiti neurobiologici legati all’ossitocina, l’ormone della relazione, capaci di controbilanciare lo stress e il cortisolo. Ma perché questa sicurezza diventi struttura, serve anche il limite.
Il confine, infatti, accompagna tutte le fasi della crescita. Nell’infanzia rappresenta un perimetro protettivo; nella preadolescenza diventa spazio di negoziazione e responsabilità; nell’adolescenza si trasforma in terreno di confronto e di sfida, necessario per il progressivo svincolo e la costruzione dell’autonomia. In questa fase, ha spiegato Anna Curtale rispondendo anche a diverse domande dei presenti, il genitore svolge una funzione cruciale, quasi di “corteccia prefrontale esterna”, aiutando il ragazzo a regolare impulsi, emozioni e scelte in un momento in cui il cervello è ancora in piena riorganizzazione.
Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato le trasformazioni culturali della genitorialità. Il modello del “genitore amico”, orizzontale e paritetico, rischia di lasciare bambini e ragazzi senza un riferimento solido. Allo stesso modo, gli estremi opposti del “genitore zucchero filato”, che dissolve ogni regola, e del “genitore sceriffo”, rigido e punitivo, risultano entrambi inefficaci. La strada indicata è quella dell’autorevolezza: un equilibrio delicato tra fermezza e vicinanza, tra protezione e responsabilità. Un "modello Gps" se il figlio sbaglia si applica il "ricalcola percorso" senza arrivare mai all'insulto.
Non sono mancati i riferimenti alle nuove sfide educative, come il phubbing (fusione di phone e snubbing, "snobbare"), l’abitudine di tanti adulti di ignorare l’altro per guardare il telefono. Il parental phubbing mina la qualità della relazione con i figli proprio nei momenti di maggiore bisogno. In un mondo dominato dalla gratificazione immediata e dalla dopamina del “tutto e subito”, educare al limite significa anche insegnare l’attesa, il fallimento, la frustrazione “ottimale” che permette di crescere.
Il genitore e l’educatore, ha concluso Curtale, sono coregolatori emotivi, narratori di futuro, equilibristi chiamati a tenere insieme affetto e regola. Educare al limite non vuol dire spegnere il desiderio, ma accompagnarlo, offrendo strumenti per affrontare la complessità della vita.
Padre Lorenzo Marangon in chiusura ha ricordato i due prossimi appuntamenti di questo ciclo di incontri riservati a genitori, insegnanti ed educatori in senso lato. Giovedì 26 marzo alle 20.30 con Eduardo Missoni, educatore e medico italiano, già segretario generale dell’Organizzazione mondiale del Movimento scout, e lunedì 13 aprile con i sociologi e docenti dell’Università Cattolica Mauro Magatti e Chiara Giaccardi.
La missione educativa del Collegio Gallio si conferma come baricentro di un percorso formativo che accompagna bambini e ragazzi dai 0 ai 18 anni, aperto ad accogliere e includere nuovi iscritti provenienti dalla provincia di Como e dal Canton Ticino. Un progetto fondato su principi solidi, orientato all’ascolto e alla ricerca di soluzioni ai bisogni educativi contemporanei, con uno sguardo internazionale e nel solco dei valori dei Padri Somaschi.