Aula magna gremita per l’incontro con i due sociologhi. Al centro
il futuro dell’educazione tra crisi culturale e individualismo

Como, 15 aprile 2026

Un’aula magna attenta e partecipe. È stata una serata di grande spessore culturale ed educativo quella andata in scena mercoledì 13 aprile 2026 al Collegio Gallio, dove Mauro Magatti e Chiara Giaccardi hanno chiuso il ciclo di incontri dedicati a genitori ed educatori promosso dallo storico istituto comasco.
A introdurre l’appuntamento è stato il rettore, padre Lorenzo Marangon, che ha richiamato il senso del percorso: «Educare vuol dire introdurre alla realtà». Dopo gli incontri con Alberto Pellai, Anna Curtale ed Eduardo Missoni, la serata conclusiva ha riportato tutto alla radice: cosa significa davvero generare libertà oggi? Il titolo dell’incontro – “Generare libertà: educare oggi tra desiderio, responsabilità e futuro” – è diventato il filo conduttore di una riflessione intensa e concreta. «Tutti abbiamo un ricordo di quando abbiamo imparato a nuotare – ha detto Magatti congedando la platea – prima eravamo rigidi nei movimenti, poi abbiamo imparato a lasciarci andare, a farci sostenere dall’acqua. Questa è la sfida anche nella società».
Magatti e Giaccardi, marito e moglie, docenti all’Università Cattolica e genitori di sette figli, hanno intrecciato pensiero ed esperienza, offrendo una lettura profonda delle trasformazioni in atto.
«Noi siamo genitori e ogni genitore è un educatore non riuscito – ha esordito il professor Magatti –. I figli non sono mai come li immaginiamo, e questo deve far nascere domande e questioni». La prima riguarda proprio la libertà, oggi al centro di una crisi evidente. «La intendiamo come assenza di legami, come possibilità di scegliere tra tante opzioni. Ma non è possibile vivere nella libertà assoluta: la libertà va educata».
Un passaggio che Magatti lega a un tema decisivo, spesso trascurato: quello della cultura. «Una delle grandi conquiste delle ultime generazioni è la libertà di pensiero e di parola: ognuno può dire quello che pensa. È un bene prezioso, ma porta con sé anche un rischio culturale. La cultura, infatti, non nasce dal nulla: arriva dalla terra, è qualcosa che si deposita, cresce, si stratifica nel tempo. Oggi invece abbiamo deculturalizzato il mondo».

Da qui anche la fatica della scuola e degli adulti. «Docenti ed educatori sono spesso preoccupati di non invadere la libertà dell’altro. Ma senza un terreno comune, senza un humus culturale, la libertà rischia di diventare vuota, disorientata».
Il secondo grande problema è l’individualismo. «Abbiamo individualizzato le vite – ha spiegato –. Tempi e luoghi della giornata sono tutti centrati sull’io. Tutto è mobile, accelerato, ingrandito. Non abbiamo più tempo per nulla». Un cambiamento che si riflette anche nei consumi culturali: «Perfino un film è diventato troppo lungo, per questo sono esplose le serie tv, con episodi sempre più brevi».
Il digitale amplifica ulteriormente questa condizione. «Siamo esposti a una quantità enorme di stimoli, troppi. Alla fine si genera indifferenza, anche di fronte alla guerra, alle tragedie, alla distruzione di interi Paesi». In questo contesto, «ci vengono somministrate dosi industriali di paura e ansia», in un quadro segnato da cambiamenti rapidi e multidirezionali. Magatti ha citato anche una recente ricerca nazionale sui giovani tra i 14 e i 24 anni: nonostante le maggiori opportunità di conoscenza e apertura, solo il 17% vive questa fase in modo positivo, percentuale che cala ulteriormente intorno ai 19 anni. «Un giovane su quattro manifesta chiusura o rifiuto verso gli altri, molti vivono nuove dipendenze – dallo smartphone all’alcol – e stati di ansia diffusa. Quasi due giovani su tre si muovono in una condizione di confusione».

Da qui la domanda centrale: «La libertà è ancora in grado di gestire questa transizione?». E la risposta passa anche da esempi forti. Magatti ha citato Nelson Mandela: «Ha trascorso quasi trent’anni in prigione, ma è sempre rimasto un uomo libero».
Chiara Giaccardi ha affiancato questa analisi partendo dal concetto di entropia. «È la misura del disordine – ha spiegato – e oggi viviamo in una società frammentata, in cui le vite sono attraversate da una forza centrifuga». Le persone si realizzano in modo parziale, disperso. «Ci viene detto “sii te stesso”, ma c’è sempre qualcuno che ci dice come esserlo. Scegliamo tra opzioni già costruite da altri».
Il riferimento è a Hannah Arendt e al concetto di natalità: «La libertà è far esistere ciò che non c’è. È una libertà generativa». Non individualismo, ma individuazione: un processo che costruisce l’identità nella relazione. Giaccardi ha richiamato anche il pensiero di Bernard Stiegler: «Il consumo addestra all’infedeltà», rendendo fragili i legami e instabili le scelte. «Fabbricare e generare sono due cose diverse: ciò che generi non lo controlli».
Il discorso tocca direttamente famiglia e scuola. «Non basta partorire per essere genitori, così come non è necessario partorire per esserlo davvero». E ancora: «Genitori che proteggono continuamente i figli rischiano di non farli mai nascere». La paura della realtà diventa così un ostacolo alla crescita: «La paura è il contrario della speranza». Anche per i docenti la sfida è radicale. «L’educazione non è più trasmissione di nozioni. Non sappiamo tutto: ogni anno è un percorso nuovo da costruire con la classe». Un invito a mettersi in gioco, ad accettare l’imprevisto, a costruire insieme.
La serata si è chiusa tornando all’immagine iniziale. Imparare a stare nella realtà, senza irrigidirsi, lasciandosi sostenere. Un compito educativo che oggi appare più complesso, ma anche più decisivo.
E che passa, come è emerso con chiarezza al Gallio, da una parola chiave: generare. Non trattenere, non controllare, ma accompagnare alla libertà.

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