Dal laboratorio al principale palcoscenico della città di Como
Isidoro Taccagni porta in scena “Estèr” per il 30° anniversario

Como, 20 aprile 2026

Trent’anni di teatro, di storie, di volti e di crescita condivisa. Il Laboratorio Teatrale del Collegio Gallio raggiunge un traguardo importante e lo celebra con “Estèr”, uno spettacolo che non è soltanto una rappresentazione, ma il compimento di un cammino educativo e umano iniziato il 5 giugno 1995.
L’anniversario sarà scandito da tre appuntamenti: mercoledì 22 aprile alle 20.30 e giovedì 23 aprile alle 10.00 e alle 20.30 nell’Auditorium del Collegio Gallio, con ingresso libero, e soprattutto lunedì 4 maggio alle 20.30 al Teatro Sociale di Como, lo storico teatro d’opera cittadino inaugurato nel 1813, che nella sua lunga storia ha ospitato figure come Niccolò Paganini, Franz Liszt e Giuditta Pasta. Lo spettacolo, basato sulla traduzione dall’ebraico di Erri De Luca, riporta in scena il Libro di Ester, ambientato nell’antica Persia al tempo del re Serse I. Una storia che affonda le radici nel periodo successivo all’esilio babilonese del popolo ebraico e che racconta, attraverso una vicenda solo apparentemente lontana, temi profondamente attuali: la convivenza tra i popoli, il rischio della distruzione, la possibilità della salvezza.
Ed è proprio sul significato profondo di questo testo che si innesta la riflessione del maestro Isidoro Taccagni, anima del laboratorio fin dalle origini, che affida alle sue parole il senso di questo lavoro: «Una verità antica, ma tanto attuale che dovrebbe stare al centro di ogni programma scolastico. È un dovere spronare i bambini a cercare la bellezza nel mondo che ci circonda, a riconoscerla non nella vanità, ma nella sublime umiltà del creato e nelle meravigliose creazioni dell’ingegno umano che nel corso della storia hanno affiancato alla magnificenza mozzafiato della natura i capolavori dell’arte».
«La bellezza ci salva quando è pura - aggiunge Taccagni - modesta, genuina. Quella di Estèr salvò il popolo ebraico da un destino di morte. In un presente che oppone gli stessi uomini di allora, a ruoli rovesciati, in una spirale di violenza cieca che vuole annientare e cancellare, dovremmo aprire gli occhi ai nostri piccoli e gridare, danzare, cantare la bellezza coraggiosa e saggia della pace, della concordia e della solidarietà che costruiscono futuri».

Trent’anni di teatro significano centinaia di spettacoli e migliaia di ragazzi coinvolti. Un’esperienza che ha attraversato generazioni, fermandosi solo durante la pandemia, ma senza mai perdere la propria identità. «Trent’anni di teatro – commenta ancora il maestro Isidoro Taccagni – sono stati un grande, un po’ folle sforzo di unire forze, talenti, voci, sorrisi in un sogno comune.
Un tentativo di includere che va quanto mai controcorrente rispetto alla determinazione della società in cui crescono i bambini a separare al posto che unire, a vincere piuttosto che partecipare, a chiudersi in sé stessi invece che prendersi per mano».
Il teatro, in questa visione, non è evasione ma formazione. «La bellezza è salvezza, e il palcoscenico non è un divertimento, una fuga dalla realtà, ma un luogo, come scrisse un’anima grande, dove si giuoca a far sul serio. Un gioco che salva. Che continuino, i nostri piccoli, a giocare con la bellezza, facendosela amica, imparando a non poterne fare a meno. Perché nei loro occhi puri il futuro sia spontaneamente, liberamente, entusiasticamente, coraggiosamente bello. Da parte nostra, non smetteremo certo ora, arrivati all’età adulta di trenta primavere teatrali, di giuocare a far sul serio. Con loro e per loro. Senza la presunzione di salvare il mondo, ma per insegnare agli uomini di domani a renderlo, tutti insieme, più bello».

“Estèr” rappresenta anche un ritorno al testo biblico, a quindici anni da “Ionà”. «Quindici anni dopo aver narrato in “Ionà” la storia di Giona, dall’omonimo libro della Bibbia, ritorniamo al Sacro Testo portando in scena il Libro di Ester, il cui nome leggiamo con l’accento sulla seconda vocale assecondando la pronuncia originale. Il testo del canone ebraico manca di alcune parti interpolate dai traduttori greci, che vollero colmare quella che ai loro occhi sembrò una mancanza fondamentale, l’assenza cioè di qualsiasi intervento di Dio nella vicenda: noi ci siamo attenuti all’originale, utilizzando come ai tempi di “Ionà” la meravigliosa traduzione letterale del testo ebraico pubblicata da Erri De Luca».

Dietro lo spettacolo, però, c’è soprattutto il lavoro quotidiano con i ragazzi. «Il Laboratorio Teatrale nasce al Collegio Gallio il 5 giugno 1995. In tanti spettacoli, susseguitisi ininterrottamente tranne per i due rubati dalla pandemia, abbiamo riso e pianto per le storie raccontateci da migliaia – non è un’esagerazione, basta fare i conti – di giovani attori che hanno messo la loro faccia dietro la maschera di altrettanti personaggi, in un grande gioco divertente. Sentire oggi un bambino, muto e immobile in scena per due minuti e quindici secondi, esclamare raggiante e sognante che il pezzo di legno riciclato, dipinto e polveroso che deve reggere è bellissimo, è qualcosa che dà l’idea del perché siamo ancora qui».
E ancora: «Forse i nostri cuccioli crescono in un mondo pieno di indifferenza e di apatia, ma abbiamo il dovere di insegnargli che anche nel buio è possibile accendere una luce. Quella che nei loro occhi non fatica mai a prendere vita, basta dar loro un’occasione. È proprio questa la metafora del vecchio ma ancora arzillo Laboratorio Teatrale: una fiammella, che arde negli sguardi felici di tanti giovani uomini di domani e che può scaldare, se glielo si permette, il loro e il nostro cuore».
Tre serate, dunque, per raccontare molto più di uno spettacolo. Un anniversario che è insieme memoria e futuro, e che troverà nel palcoscenico del Teatro Sociale di Como il suo momento più alto e simbolico.

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